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Mugello ad Alta Lentezza
IL testo di una canzone dedicata all’amicizia , del 1982 di Mogol — Cocciante dice: “Non dico che dividerei una montagna ma andrei a piedi certamente a Bologna per un amico in più! ” Era da un po’ che mi prefiggevo questo traguardo un viaggio ad “alta lentezza” sul Mugello…per scoprire cosa mi sono persa per la fretta di fare la stessa tratta col treno ad alta velocità. In fondo da Firenze a Bologna ci sono solo 100 km circa…che fretta c’è di arrivare e sfrecciare veloci dentro un treno costoso per arrivare 10 minuti prima, se non si sa che sopra la propria testa ci sono paesi graziosi come Borgo San Lorenzo, o il Sentiero degli dei costruito dai romani nel 220 AC? E poi su quel treno Nicoletta non l’avrei mai incontrata mentre, sebbene non ci conoscessimo prima di questo viaggio, l’amicizia già consacrata dall’appartenenza all’ideale comune della difesa della ValSusa, si è meglio concretizzata con quella lunga camminata a stretto contatto per raggiungere il Pian della Futa o per vedere i disastri causati dall’alta velocità o ancora rimanere senza fiato per quanto bello è il susseguirsi di quelle montagne che si rincorrono quasi senza fine. Credo che ci ritorneremo… manca la parte bolognese, per problemi di lavoro siamo dovute rientrare, e a farla tutta a piedi ci sarebbero voluti ancora 2 o 3 giorni. Ma un’idea ce la siamo fatta…e un po’ di muscoli anche e una volta che cominci a camminare ci prendi gusto e lo rifai. Qui le foto
Nel nome del progresso!
Alla fine di ottobre 2011 è stata l’ultima volta che sono andata in Sicilia. Ho viaggiato in aereo con molti disagi, perché per lavoro sono passata da Roma e c’era la città paralizzata per piogge abbondanti, gli aerei sono partiti in ritardo e sono atterrata a Catania di notte. Il clima era ancora buono e percorrendo la piana di Catania, il paesaggio era profumato dagli alberi già con gli agrumi. Avevo cenato in aeroporto, un arancino di riso e una spremuta d’arancia, avevo chiesto distrattamente una coca cola, ma il barista mi aveva fatto notare che mi trovavo in una catena di bar siciliani, quindi potevo ordinare solo prodotti locali, nella fattispecie o spremuta d’arancia fresca o, se proprio avessi voluto, in alternativa alla bevanda americana potevano servirmi chinotto siciliano.
Man mano che mi avvicinavo a Gela la gola mi si stringeva…non era l’emozione del ritorno a casa ma bensì il terribile inquinamento. Mercurio, arsenico,benzene, piombo zolfo, cloruro di polivinile? Chissà quest’odore quale agente inquinante è? Mi chiedevo.
Ho lasciato Gela il mio paese nel 1965 (non per emigrare ma come turista come Massimo Troisi nel suo film “Ricomincio da tre”) mio padre voleva farmi vedere le Alpi e la neve e per questo ci portò a Torino.
Papà un lavoro ce l’aveva al Petrolchimico di Gela, guadagnava molto bene e i primi anni della mia vita si sono svolti secondo il piano di sviluppo economico che aveva sognato per noi Enrico Mattei fondando l’Ente Nazionale Idrocarbuti e facendo costruire a Gela quel grande complesso industriale. Quel miraggio fece abbandonare a molti la campagna per il “posto fisso” e a mio padre preferire l’attività di tecnico elettronico a quella artigianale di mia nonna iniziata 60 anni prima. Enrico Mattei morì subito dopo essere stato a Gela in un incidente aereo, causato non si sa ancora da chi, ma è quasi certo che ad ucciderlo sia stato qualche losco interesse mafioso.
Eravamo in pieno boom economico, avevo le scarpette di vernice e vestitini costosi da bambolina, cappottini inglesi. Vivevo in un appartamento con un terrazzo sul mare talmente grande da poterci andare in bici e sulla tavola non mancava mai la “fettina” di carne di vitello che costava meno di duemilalire al kilo (1 euro) e la sera mi portavano in un enorme night, una specie di palafitta sul mare fatta in cemento e con il tetto in Ethernit il famoso“Lido la Conchiglia”, di giorno stabilimento balneare, di sera ristorante di lusso con musica dal vivo, ci venivano a cantare anche cantanti alla moda come Celentano, Mina e Morandi, ma i proprietari, i fratelli Ventura, a volte lasciavano esibire anche me o dormire sui divani della discoteca, mentre i miei genitori si attardavano con gli amici.
I miei avevano una lambretta ultimo modello, omologata per 2 ma usata per 3 e senza casco, fumavano sigarette di continuo (del resto allora lo facevano in molti), mi facevano sempre mangiare carne e bere coca cola, divertendosi poiché secondo loro sapevo leggere i cartelloni pubblicitari, avevo una grande radio e il televisore in bianco e nero con le valvole, che guardavo insieme ai vicini perché non tutti allora avevano la tv.
Mio padre era orgoglioso di quello sviluppo industriale del suo paese, ma forse quando ha iniziato a vedermi le mani o il costumino macchiato di catrame se facevo il bagno a mare, iniziava a capire che il prezzo da pagare per quel benessere era troppo alto. Inoltre il beneficio di prosperità per la città, durò molto poco, una volta costruito l’ecomostro e le palazzine per i dirigenti venuti da fuori, il gruppo licenziò tutta la manovalanza locale (braccia rubate all’agricoltura o alla pesca) che rimase senza terre da coltivare avendo ceduto per pochi denari le terre migliori al colosso industriale o a una selvaggia urbanizzazione.
Per questo motivo, o perché mentre eravamo in vacanza a Torino gli offrirono un lavoro con delle condizioni economiche ancor più vantaggiose, mio padre decise che sarebbe stato meglio per noi vivere sotto le Alpi, ma non in città, in periferia in mezzo al verde, lontano dal fumo delle industrie.
Difatti passai la mia infanzia tra Collegno e Grugliasco, quando il progresso ancora li non era arrivato. Al fondo di Viale Gramsci c’era una stalla con le mucche che all’inizio dell’estate venivano portate dai pastori a piedi negli alpeggi in Valsusa passando per tutto il paese e attraversando finanche il Corso Francia, ma gli automobilisti si arrabbiarono di più qualche anno dopo per le domeniche di austerity in cui non si poteva usare l’auto…ma io ero contenta perché potevo andare in pattini a rotelle (quelli allungabili usabili con le scarpe) e cantavo Obladì Obladà o Yellow Submarine a squarciagola di nascosto a mio padre che non voleva perché i Beatles erano capelloni e i capelloni tutti figli dei fiori e contro la civiltà e progresso!
Mia madre non voleva che facessi sport, perché temeva che mi ammalassi se sudavo, quindi non dovevo sudare e voleva a tutti i costi somministrarmi antibiotici preventivamente, cambiava medico se non scriveva ricette di antibiotici o ricostituenti, riteneva anche quello un beneficio del progresso…poter esigere antibiotici in quantità! Per fortuna risultai allergica e trovai un medico che le consigliò d’iscrivermi ad un corso di ginnastica,lei accettò ma pretese in cambio dal medico…una cura di ricostituenti almeno! Era fatta così, le piaceva la chimica…così giù di olio di fegato di merluzzo!
A Gela ci andavamo solo d’estate…ci andai l’ultima volta dopo l’esame di maturità, poi conquistata l’indipendenza non tornai più in Sicilia per 20 anni, anche perché allora la Sicilia per me era solo quell’agglomerato industriale maleodorante e le case dei parenti, mio padre visitava i luoghi solo se di passaggio e senza scendere dall’auto!
Una volta in pensione ha deciso che vuole vivere li, morire li…il clima della città lo aiuterà in questo suo desiderio Si è riscontrato che Gela si registra un tasso di mortalità maschile per i tumori allo stomaco, superiore del 57% rispetto alla media italiana, mentre il tasso di mortalità femminile per i tumori al colon retto supera del 74% la media nazionale. Valori notevolmente più alti rispetto alla media nazionale si individuano anche per altre patologie quali cirrosi epatica e malattie cardiovascolari.
Ma è nelle malformazioni dei neonati che si aprono gli scenari più inquietanti. Su 13.060 nati vivi, 520 bambini ovvero il 4% rivelano malformazioni tra cui l’ipospadia, l’insufficiente sviluppo dell’uretra, ha una incidenza particolarmente alta. Nascono poi bambini con sei dita ai piedi o alle mani, bimbi con un orecchio solo o senza palato, idrocefali con teche craniche abnormi. E dato che non è stato possibile verificare le malformazioni di bambini nati morti o abortiti per gravi malformazioni riscontrate, si suppone che la percentuale di malattie genetiche dovute all’inquinamento sia parecchio superiore.
Io a Gela vado solo 1 o 2 volte l’anno per visitare i miei e solo per pochi giorni, facendo una cura preventiva e non di antibiotici, mi auto-prescrivo la mia dose d’ossigeno, andando prima e dopo sulle Alpi.
Ogni volta che ci vado mi piacerebbe avere una macchina del tempo per tornare indietro di un paio d’anni rispetto alla realizzazione dell’opera per avvisare chi ha creduto in quel folle progetto, che li stavano ingannando e vorrei io pensare ad un piano di sviluppo meno devastante per la piana di Gela e per la sua spiaggia dorata ora inutilizzabile.
Nel nome del progresso!
Che fretta c’era?
Nell’Italia delle speculazioni e delle malversazioni, la polizia si reca a casa di persone come questa per arrestarle.
Che necessità c’era di arrestare il Consigliere Comunale Guido Fissore, da tempo con problemi di salute, buttandolo giù dal letto all’alba?
Guido al contrario di molti “capitani” o “presidenti” non si è mai sottratto alle proprie responsabilità a cominciare dalla difesa della propria terra, l’aveste chiamato in questura ci sarebbe venuto con le proprie gambe.
Perché in un’Italia dove verso chi costantemente utilizza la cosa pubblica per i propri interessi e speculazioni e/o commette gravi errori che costano la vita a molte persone e danni irreversibili all’ambiente si è molto indulgenti verso i gravi crimini ma ci si accanisce contro persone come Guido e per lo più con metodi non utilizzati nemmeno per i mafiosi o terroristi?
Che fretta c’era?
Lo sanno anche i bambini che il cantiere Tav non esiste e non siete in grado di realizzarlo, ma semplicemente state cercando di truffare l’ UNIONE EUROPEA!
Tanto i soldi per fare il Tav, non sapete dove andarli a prendere e anche quando toglierete ai nostri figli e a noi di bocca l’ultimo tozzo di pane per trovarli, ci mettereste comunque oltre 20 anni a distruggere le nostre montagne, le nostre Alpi, per tutelare gli sporchi interessi dei mafiosi che proteggete!
Arrestate voi stessi dalla vostra scelleratezza! Siete ancora in tempo!
GUIDO FISSORE E GLI ALTRI LIBERI!
Ritornando a Roma…piove governo ladro!
19 e 20 ottobre 2011
A pochi giorni dal 15 ottobre, rieccomi a Roma per altri motivi, partecipo a una periodica riunione del consiglio nazionale del sindacato della mia categoria in un prestigioso hotel di Roma Prati.
La cosa buffa è che qualcuno mi chiamerebbe fascista per questo, come se gli agenti immobiliari non fossero dei lavoratori anche loro!
Altri con disprezzo mi danno della “comunista” perché frequento anche le manifestazioni.
Chissà perchè vogliono dividere il mondo in settori…in piccole particelle da cui non si può uscire? I confini mi stanno stretti, io preferisco spaziare vedere il mondo da tante angolazioni!
Prendo un taxi per andare alla riunione e passo in Via Cavour…la via dell’infermo dell’altro giorno, mi scappa un commento ad alta voce: ma qui è già tutto a posto! Allora non era vero!
Il taxista incredulo che una signora come me possa partecipare alla manifestazione mi chiede: ma perchè c’era anche lei coi balck bloc?
Si c’ero anch’io…ma non con i black bloc…ero con i NO TAV, rispondo.
E lui:
Gajardi i NOTAV…ma mi tolga una curiosità…perché non siete andati a dargli fuoco a quel fijo de ‘na mignotta (ndr Berlusconi)?
Questo non ha capito niente! Penso ma nello stesso tempo mi viene una illuminazione: Ci hanno fatti andare tutti in Via Cavour e ai Fori imperiali…per proteggere i Palazzi del potere…ci hanno usati come delle marionette…spaccando loro le vetrine e tutto il resto. Tanto in fondo non è successo niente…le vetrine son riparate…le auto bruciate tolte…le assicurazioni pagheranno e loro (i politici) continueranno a farsi i loro porci comodi. Era tutto premeditato e organizzato ci hanno manipolati per soffocare la nostra giusta protesta!
Torno in albergo, dormo mi sveglio, è il 20 ottobre e Roma è allagata…non funzionano ne la metropolitana ne gli autobus e l’unico taxi che trovo mi chiede 300 euro per fare 4 km…tanto oramai sono in ritardo alla riunione…ma non sono l’unica…allora telefono e chiedo che venga spostata la votazione e mi incammino a piedi sotto la pioggia…tra i turisti stranieri che borbottano nelle loro lingue per evidenziare la nostra scarsa organizzazione in caso di pioggia. Questa si che è vera devastazione, penso. La natura s’inghiotte la terra e tutti i soprusi ricevuti!
La ragazza col megafono.
Auto intervista a un’indignata pacifista sulla manifestazione di Roma il 15 ottobre
Perché hai partecipato?
Ritenevo giusto farlo…le ingiustizie sono troppo evidenti e penso sia bene denunciare quel che non va.
Com’è andata?
C’era il sole un sacco di gente, ma poteva andare meglio! la violenza di alcuni ha rovinato tutto, poteva essere una grande occasione!
Al mattino appena arrivata vicino a piazza della Repubblica prendendo un caffè al bar ho sentito due bulli che dicevano: “facce un caffé bello forte che oggi ‘namo a menà i black bloc! Erano due poliziotti… li ho insultati!
E quando è iniziata la manifestazione che hai visto in particolare?
Un uomo in borghese che ha fatto esplodere un’auto in via Cavour con il telefonino e poi si è rifugiato dietro le camionette di polizia e guardia di finanza anche se era in borghese sembrava uno di loro.
Poi ho visto dei black bloc scenografici vestiti tutti in modo uniforme e persino con le scarpe uguali…avevano caschi, volto coperto e mazze anch’esse nere… erano freddi e tecnici…sembravan militari. Sono spuntati dal nulla in via Cavour all’altezza dell’hotel, in quel momento in cielo girava un elicottero della polizia ma nessuno è intervenuto a fermarli. Devastavano ogni cosa che vedevano, in particolare le vetrine di negozi e banche, bruciavano le auto e i cassonetti dell’immondizia!
Che hai fatto?
Volevo uscire dal corteo, fingermi una turista, ma non si poteva perché dietro c’erano degli incappucciati (Casa Pound?) anche loro tutti neri che urlavano slogan fascisti, davanti i black bloc e di lato i poliziotti con mazze in mano, allora mi sono unita con alcuni pensionati e NOTAV Valsusini che mi hanno accolta con il consueto calore, mi sono sentita come quando vado in Valle in mezzo ad amici sinceri, in testa al corteo la ragazza col megafono ci ha incoraggiato a non aver paura e a oltrepassare i Black Bloc…poi ci ha guidato verso piazza San Giovanni dove sembrava tutto tranquillo, per aspettare l’inizio dei comizi… ma poco dopo ci sono stati nuove provocazioni, questa volta da parte della polizia verso giovani manifestanti (alcuni anche minorenni). Sono iniziati girotondi dei furgoni delle forze dell’ordine che investivano i manifestanti più giovani, lancio di lacrimogeni della polizia e lancio di sampietrini dei giovani ai poliziotti il peggio che i giovani di ambo gli schieramenti potessero tirare fuori: disperazione, violenza, Odio.
E che hai fatto allora?
D’istinto mi è venuto di correre, ma sempre la ragazza col megafono, ci ha esortato a stare uniti e a non correre. In effetti è una cosa da non fare perché genera panico e autorizza i poliziotti a spararti addosso o gli mette paura, in ogni caso fai più o meno inconsapevolmente il gioco di chi vuole annientarti. Allora mi sono unita al gruppo sul piazzale della chiesa e ho tirato fuori i limoni dallo zaino, ho imbevuto il foulard di succo di limone e ho aiutato ignari passanti romani a proteggersi dagli effetti del gas CS.
Poi ingenuamente (lo ammetto credo sempre nel dialogo, ma delle volte a torto) ho chiesto ad una poliziotta graduata come portare fuori in sicurezza dalla piazza i manifestanti pacifici, ma questa, evidentemente mentendo sapendo di mentire, mi ha indicato la via dove sicuramente saremmo stati coinvolti in maggiori disordini. Per fortuna la ragazza col megafono e altri studenti pacifici sono riusciti, malgrado la confusione, a comunicare via twitter con altri manifestanti e ci ha consigliato di passare da un’altra parte per raggiungere “il circo Massimo”, li, oltre ad essere in salvo, ci siamo uniti ad altri manifestanti tra cui gli artisti del “Teatro Valle”, è stato emozionante…soprattutto quando la gente ai bordi delle strade e dalle finestre applaudiva il gruppo di noi NO TAV.
Arrivati alle Piramidi ho concluso la giornata con alcuni anziani Valsusini. e con Margherita, una musicista romana e No Tav, conosciuta in un’altra occasione a Roma, ci siamo rifocillati e riposati in una trattoria del vicino quartiere Testaccio.
Col senno del poi visto come ha degenerato la manifestazione avresti partecipato ugualmente?
SI Sicuramente SI…altrimenti avrei creduto alle balle dei giornali…invece c’ero e ho visto da me, poi mi sembrava giusto partecipare attivamente, ma.… c’è ancora qualcosa che mi sfugge!
Nottetempo …la banda del buco…
Dall’audizione in commissione Petizioni dell’Unione Europea, ieri 3 ottobre 2011 a Bruxelles
IL COMITATO NO TAV porta diversi dossier con documenti sulla situazione in ValdiSusa a supporto di diverse denunce per truffa ai danni della UE e varie violazioni dei diritti europei a cominciare da abusi sulla popolazione.
Alcuni membri della commissione:
Sabine Wils (Europarlamentare tedesca):
“Non capisco perché un paese come l’Italia investa importi tanto ingenti in progetti non voluti e dannosi per l’ambiente! Confermo l’opposizione della popolazione, che il cantiere è difeso dai militari, oppositori arrestati, imprigionati in Germania situazioni di questo tipo sono inconciliabili con la democrazia.
È inaccettabile. Inconcepibile che i militari tutelino un cantiere.”
E La danese Margaret Auken “mi sembra che stiate sprecando soldi, non vedo perché si debba assistere l’italia, su questo dovrà arrangiarsi, teniamo aperta la petizione ndr petizione all’UE del Movimento No TAV)
Le opere devono essere discusse con le comunità locali. Dalle informazioni che abbiamo non è chiaro se le comunità locali siano state ascoltate.
Se non c’è coinvolgimento dei locali, non ci sono i presupposti per i fondi UE.
Il diritto europeo dovrebbe essere rispettato.
E CHE FA LA BANDA DEL BUCO per rispettare il diritto Europeo? Notte tempo, come chi ha qualcosa da nascondere,…organizza prima un dispiegamento incredibile di forze dell’ordine…poi fa arrivade una piccola trivellina e una ruspetta che piazza in una posizione improbabile. Il fine di tutto ciò? Truffare l’UE (ma non siamo noi cittadini l’UE?Ci truffiamo da soli?) Al fine di farsi corrispondere dei quattrini per l’acconto sui lavori di un’opera che probabilmente non verrà realizzata.
Questo avviene con la complicità dei giornali locali i cui cronisti anzichè verificare la veridicità delle notizie…si limitano a fare la pubblicità delle gesta della “banda del buco”!
Intanto succede che su tutto il territorio italiano si può venir fermati e intimoriti dalla polizia per il semplice possesso di una bandiera NO TAV! Ma la UE lo sa? E voi lo sapete che i soldi per tutto questo li state tirando fuori di tasca vostra? Preparatevi per aggiungerne altri…il buco è molto vorace…solo di sorveglianza vi costa 90.000 euro al giorno! Forse vi conveniva avere un figlio drogato piuttosto che un governo così ladro e criminale!
Fatti gli affari tuoi!
Non sono un’economista quel po’ di economia che conosco l’ho appreso da mia madre che quando doveva comprarci i libri per studiare (eravamo 4 figlie più una zia minorenne) faceva economia al mercato tra i banchi degli alimentari. Non ci è mai mancato il cibo, ma lei non avrebbe mai per nessun motivo comprato dei cibi che arrivavano da lontano, delle albicocche d’inverno o delle arance d’estate e decideva lei cosa mettere in tavola, in base alle migliori offerte del mercato sia in termini di convenienza economica sia di qualità, colori, profumi, gusti e, non ultima “la sostanza”. Se mia madre doveva scegliere tra due alimenti o oggetti da acquistare infatti, statene certi che sceglieva quello più “sostanzioso”. Poi c’era mia nonna che risparmiava a più non posso, sapeva tutto di soldi, di interessi passivi e attivi e, con i suoi piccoli grandi depositi, come il Jonh Maynard Keynes che ho poi apprezzato nei libri alle superiori…interveniva nella piccola economia della mia famiglia facendoci ora da compagnia assicuratrice per gli eventi imprevisti, ora da azionista/finanziatore per piccoli investimenti, non prima di averci snervato con riunioni familiari, dove con matita e notes, prendeva appunti, tirava somme e severamente ci evidenziava gli eventuali nostri sprechi, le possibili soluzioni di ulteriore risparmio o ci consigliava come rendere più produttive le nostre entrate e quali fossero i nostri diritti nei riguardi del datore di lavoro o quanto fosse il giusto compenso per i nostri lavoretti di studentesse. In pratica le donne della mia famiglia a noi figlie, hanno insegnato come scegliere e come non farci fregare, ma mia nonna era anche molto religiosa e sebbene di idee politiche opposte al marito (Lei democristiana e lui anticlericale, socialista e anche un po’ anarchico) ci ha trasmesso insieme a lui il rispetto per il prossimo, la solidarietà e la difesa dei deboli.
Oggi che mi sento palesemente fregata… vedo invece intorno a me persone che mi dicono a gran voce:
MA FATTI GLI AFFARI TUOI!
Hanno arrestato due donne innocenti E le han tenute in carcere 13 giorni trattandole come delle criminali ma ieri in parlamento hanno fornito l’ennesimo salvacondotto per il mafioso di turno!
E che cosa ci puoi fare tu? Fatti gli affari tuoi…non ti immischiare…in fondo avevano solo da farsi anche loro gli affari propri anziché andare li! Dai retta a me… se la son cercata!
Vogliono fare il TAV? Che cosa te ne frega? Non sei nemmeno Valsusina. Il mondo non lo cambi… i politici son tutti uguali, é sempre stato così e sempre sarà così…perché ti vuoi rovinare la salute? Che vuoi fare? Salvare il mondo? Mi fai ridere!
Sono stanca e amareggiata e a vedere che tutti intorno a me pensano o a fare soldi o a salvarsi il proprio fondoschiena… mi verrebbe davvero voglia di dire: Ma andatevene tutti a farvi fottere. Ma cerco la verità e leggo le menzogne dei giornali e il mio sangue ribolle.
Rivoluzionaria o riflessiva? Tutte e due non si può?
Chissà se fossero vivi i miei nonni che farebbero? Penso sempre a loro quando sono nel pantano come ora!
Lui senza dubbio sarebbe a resistere in Val Clarea…anche a costo di farsi arrestare o di farsi sparare in faccia come è successo a me il 9 settembre.
Lei la metterebbe subito sui soldi avremmo una conversazione di questo tipo:
- Ma è necessario fare questa spesa? - Non lo so nonna… dicono che l’Europa vuole questo TAV… serve per far andare veloci le merci da Pechino a Lisbona…anche se i Portoghesi ci han ripensato perché soldi non ne hanno! I giornali dicono che i francesi ci tengono…ma i francesi con cui ho parlato io non mi pare!
A quel punto lei inforcherebbe gli occhiali e comincerebbe a prendere appunti e a scrivere cifre.Al che io le contesterei: Ma nonna! Sempre con sti numeri…possibile che non ti importa niente dei sogni, degli alberi che taglierebbero…della montagna… del rumore del fiume…delle opinioni…e la matematica non lo è?
- Zitta! Mi risponderebbe lei (quando faceva i conti pretendeva silenzio).Quanto costa?- Non lo so nonna … ma rischia di costarci troppo ho sentito parlare di 17 miliardi di euro ovvero 1300 euro al centimetro, ma ieri su la Stampa c’era scritto che costerà solo 8,2 miliardi di euro ma figurati se bastano (lei comincerebbe a mettere in colonna sul foglio gli zeri che ci vogliono per fare in cifre ottovirgoladuemiliardidieuro). Ma il giornale dice che è “low cost“per noi Italiani perchè la facciamo pagare quasi tutta ai francesi o all’Europa - Perchè vogliamo fregare i francesi? Non siamo amici? E’ per quello che c’è la polizia sulle montagne? I francesi vogliono la guerra? E quanti siamo in Italia? E in Europa?- Una domanda per volta…La polizia sulle montagne…no spara o manganella e arresta quelli che non vogliono la tav.…Si coi francesi siamo amici e siamo 60 mila italiani in Italia… 490 mila in Europa…perché? Come Perchè? Possibile che non ci arrivi? Perché NON CE LO POSSIAMO PERMETTERE ne noi italiani ne noi europei! Sono 16734 euro a testa per ogni europeo e 5833 euro per ogni italiano, compresi pensionati, lattanti, studenti e disoccupati. Affermerebbe lei mostrandomi il foglietto dei suoi conti. Ma che vuol dire “low cost”? Quando usano l’inglese è perché c’è sotto qualcosa…ti vogliono fregare! - Ma Cota e Matteoli la vogliono! - Adesso mi sentono, scriverò una lettera al Presidente della Repubblica e al Presidente dell’Europa per dirgli che sono somari ed incompetenti perché non si sanno fare i conti!
I miei nonni sono morti da qualche anno quindi non dovranno pensare a trovare 11666 euro, della loro quota del buco TAV ne a venire in Valle Clarea a rischiare di essere colpiti al volto dai Cecchini mandati da Maroni a cercare il morto, io quasi quasi la smetto di farmi GLI AFFARI TUOI…tanto a te non interessa tirare fuori, solo per un buco in una montagna che “non sono affari tuoi”, 5833 Euri!
Una storia disonesta
Questa è una storia “DISONESTA” e tutti dovremmo essere in prigione perché tutti siamo colpevoli. (Mi riferisco alla vicenda dell’arresto di NINA e MARIANNA)Tribù noTav!
Un amico che non conosco personalmente, essendo finalmente in ferie e potendo pertanto dedicare una giornata al trekking in montagna, mi propone di fare una gita in Kiomontistan. Il 3 luglio arrivando dalle montagne del pinerolese, aveva tentato di venire alla manifestazione in auto ma, dopo 3 ore di coda, essendo tutte le strade bloccate, non era riuscito a raggiungere il luogo, quindi è curioso di vedere il punto dove dovrebbe sorgere il tunnel geognostico.
Lui arriva dalla Val Germanasca io abito nell’astigiano, ci troviamo il 16 agosto all’alba a Stupinigi, per fare insieme il viaggio in auto fino a Chiomonte, pensando di trovare una situazione alquanto tranquilla…in fondo siamo a ferragosto.
Posteggiamo l’auto nel centro per camminare sino alla centrale idroelettrica dove c’è anche un camping no tav in cui giornalmente vengono fatte delle attività culturali. Tutto tranquillo ma ci accoglie la desolazione dell’albero di Turi decapitato!
Entriamo nel campeggio per chiedere il programma degli eventi di quel giorno dopo la passeggiata potremmo essere interessati a partecipare ad uno spettacolo o a una conferenza a tema.
Ma all’ingresso ci dicono che alla Maddalena, la polizia ha aggredito e sgombrato quelli che fanno lo sciopero della fame da giorni e occorre andare li! Anzi ci chiedono se abbiamo un auto per accompagnare degli attivisti a Giaglione, prima era possibile raggiungere la Maddalena anche da qui, ma ora hanno riempito di filo spinato tutta la zona e quindi si deve far un lungo giro largo con l’auto e poi scendere giù per il sentiero. Acconsentiamo e torniamo con l’auto per accompagnare i due attivisti, Franco, un signore cuneese dalla barba e baffi bianchi e Marianna una giovanissima di Torino particolarmente desiderosa di sostenere i digiunanti! Quest’ultima esperta di sentieri e boschi, ci da precise indicazioni per giungere rapidamente nel luogo dei disordini. Mentre percorriamo la strada nel bosco arrivano altri sostenitori con un fuoristrada hanno solo due posti in macchina lasciamo andare Franco e Marianna, che sono attrezzati meglio di noi per ogni evenienza.
Da lontano vedo i primi disordini, una quantità enorme di camion e vetture della polizia e di militari in tenuta antisommossa e alcuni no tav a cavalcioni sul braccio di un’unica ruspa!
Incontriamo un certo Andrea, sotto il ponte dell’autostrada, è arrivato d’urgenza anche lui dal campo vicino la centrale, ci dice che anche se vorrebbe essere sotto con gli altri, si è sacrificato per temere di guardia l’accesso nel caso la polizia chiuda “l’unico accesso alla valle”. Siamo in guerra secondo lui e lo dice con rammarico perché è pacifista convinto e vorrebbe evitare ogni scontro. Più tardi vorrebbe scendere anche perché ha un po’ fame e nella fretta non ha potuto prendersi nulla da mangiare. Mi offro di dargli qualcosa dal mio zaino…e alla fine mangiamo tutti e tre insieme, e questo ci unisce come fossimo tutti e tre amici da sempre, Scopro infine che Andrea abita nella mia provincia e condividiamo anche altre battaglie sociali, e che abbiamo la stessa idea anche in fatto di “giustizia sociale” e ci accomuna anche il senso di indignazione che proviamo per la classe politica.
Continuiamo la discesa del sentiero verso la zona calda e davanti a noi dopo il presidio dei no tav si presenta per me uno spettacolo agghiacciante! L’intero perimetro dell’area che la ditta appaltatrice vorrebbe recintare è circondato da una catena di uomini in divisa con tanto di caschi manganelli e scudi antisommossa, saranno circa 200, conto oltre dieci autobus della polizia. Loro armatissimi e davanti a loro alcuni manifestanti armati solo della speranza in un mondo migliore! Alcuni, ormai abituati a quest’assurda guerriglia e temendo di essere attaccati con lacrimogeni al cs si coprono e preparano le maschere antigas, ma la maggior parte non ha nessuna protezione e si sente forte solo del fatto di essere dalla parte dell’unica comune ragione: “PER IL BENE DI TUTTI, IL TAV NON SA DA FARE”
Su un pendio, il famoso Turi, scalzo e quasi nudo (indossa solo un paio di calzoncini corti), guardato a vista da tre finanzieri, contrappone alla violenta presenza dei militari, la sua ferma opposizione “passiva” leggendo ad alta voce, testi di Gene Sharp sulla lotta non violenta. Chiede se qualcuno vuole dargli il cambio, in questa “maratona di lettura”, mi avvicino lui mi passa il libro e per un po’ leggo io… “ci vorrebbe un megafono!” gli dico, e lui: “sono contrario perché funzionano a batterie e le batterie usate inquinano, basterebbe un cartone per fare una sorta di cono che amplificherebbe la voce, ma non di plastica perché sono contrario anche alla plastica” mi risponde e questo mi conferma l’immagine mitologica anche e un po naif del suo personaggio. Trovo un cartone e glielo adatto a guisa di megafono, glielo passo e lui continua a leggere Sharp imperterrito, malgrado lo scherno di altri “no tav” che scuotono la testa dubitando che la filosofia possa servire a qualcosa contro i violenti poliziotti! Arriva Daniele, anche lui coi calzoni corti e una maglietta, armato solo di buone intenzioni, e piccolo ed esile e, pertanto, sembra un adolescente. Ci aiuta nella maratona di letture filosofiche proposta da Turi. Ha in mente lo stesso tipo di pensiero che ho io, dobbiamo parlare coi militari…convincerli che stanno dalla parte sbagliata!
Altri intanto partono con insulti gratuiti all’indirizzo dei poliziotti, non condivido il metodo. In fondo che ne possono questi? Obbediscono a assurdi ordini dall’alto. Osservo i loro volti, grondanti di sudore, intrappolati nelle loro divise avranno un caldo pazzesco, inoltre sono al sole, mentre i manifestanti oltre ad essere poco vestiti, sono all’ombra. Propongo di far fare un passo avanti ai militari affinché anche loro possano godere del fresco dell’ombra… ma questo mio suggerimento non trova il consenso degli altri manifestanti inferociti, non solo dal TAV ma dalle miserie e difficoltà della vita quotidiana, per molti di loro sicuramente problematica a causa della crisi economica e dalla mancanza di prospettive nel lavoro. Allora la butto sull’ironico, alzando le spalle dico ai militari: “Io ci ho provato…non vi resta che farci una piccola carichina…non più di un metro e mezzo…giusto per conquistare anche voi il vostro diritto all’ombra! Con questa battuta riesco perfino a strappare un sorriso ad alcuni di loro!
Mi sposto lungo il cordone di forze dell’ordine… ogni manifestante ha un suo metodo…i più anziani iniziano a dissertare sul governo ladro e sulla manovra finanziaria, come farebbero in un bar di periferia o al supermercato. Daniele è più scientifico, non per niente è un ingegnere, e inonda i poveri poliziotti di dati per argomentare perché il Tav non conviene!
I poliziotti o militari, iniziano a parlarci a rispondere, non mi sembrano gli stessi del 3 luglio, quelli che sparavano in faccia alla gente…il mio metodo e quello di Daniele funzionano riusciamo a dialogare con loro a dirgli cose che loro non sanno, ho l’impressione che ci stiano ascoltando con attenzione…alcuni di loro sono già dalla nostra parte anche se il loro stipendio di 1000/1500 euro al mese gli impedisce di ammetterlo!
Ho dei sentimenti contrastanti. sarà la lontananza da mia figlia, ma mi sento mamma di tutti quelli che hanno più o meno 26 anni come lei, ovvero gran parte dei presenti in entrambe le fazioni. Infatti provo tenerezza sia per alcuni manifestanti, che i nome di ideali puri sono li anziché far prevalere l’egoismo tipico dei loro coetanei, sia verso i poliziotti che per pochi euro di stipendio, vengono privati anche della libertà di pensiero!
Il bello della gente è questo! In ciascuno c’è del bene…basta cercarlo in fondo nascosto così bene in fondo all’apparenza!
Quante cose imparo sul genere umano ogni volta che vengo in Val di Susa!
Mentre parliamo…la recinzione è quasi interamente piazzata. Nell’ultimo tratto, per impedire che venga applicata la rete, 2 ragazze iniziano ad usare il cavo d’acciaio come un’altalena, gli operai si fermano…la poliziotta che dirige…viene verso i manifestanti più anziani e con grande “faccia da schiaffi” azzarda a chiedere un accordo per far scendere le ragazze da quell’altalena improvvisata…ecco con questa non riuscirei ad essere non violenta, penso. Ma per fortuna ci pensa metaforicamente un vecchio attivista, che le risponde: Va bene io le faccio smettere ma solo se ve ne andate pure voi! Lei sorride ma poi, invece, ordina ai suoi di indossare i caschi e di attaccare!
In quel preciso istante un ragazzo armato di tenaglie in meno di un minuto gli disfa mezza recinzione approfittando del fatto che i militari oramai in confidenza con i manifestanti o forse consapevoli di stare dalla parte sbagliata hanno indugiato qualche istante per eseguire l’ordine di attacco.
Ricomincia la guerriglia! L’idrante si gira verso di noi…comincio ad allontanarmi…un’anziana no tav zoppica una ragazza la sorregge per un braccio, mi metto istintivamente dall’altra parte e la solleviamo letteralmente dal terreno portandola fuori dal raggio d’azione del getto d’acqua.
Un’altra anziana, tira fuori e indossa, uno sfizioso impermiabilino rosa shokking! Si accorge che la guardo e mi fa in piemontese: “Mi ero stufata di essere chiamata Black bloc e allora visto che il nero non lo sopporto purché non mi dicano che sono black me lo son comprato pink!”
E’ quasi notte, avessi una tenda mi fermerei qui a combattere con i fratelli valsusini…ma io e il mio amico dobbiamo prendere il sentiero che torna alla macchina…la giornata è volata… andiamo via ma un pezzo di cuore resta qui, non smetteremo mai di difendere queste montagne e questa gente!


